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"Dell'andare a messa" ovvero che cos'è veramente l'atto del leggere un testo letterario
Da: "maria strofa" <maria.strofa@katamail.com>
Oggetto: Dell'andare a messa
Data: giovedì 21 febbraio 2002 17.35


Nel tentare di stabilire perché la lettura sarebbe superiore alla
visione di un programma televisivo, Luciano De Crescenzo ha sostenuto
che 'in un libro, la fantasia ti permette di farti un'idea dei
personaggi laddove le immagini ti tolgono questa capacità'.

Tutto qui?

A pensarci bene, non esiste invece universo più monoteista e angusto
di un'opera letteraria. Nessuno può impedire che i personaggi vadano
dove ha deciso l'autore (o dove i personaggi hanno deciso di andare
anche a scapito dell'autore stesso).

Anna Karenina finirà sotto un treno. Renzo e Lucia si sposeranno.

Qual è il contributo del lettore a questo 'rito' se non un contributo
religioso? 

La sua possibilità di mutare il corso della narrazione è inesistente:
il lettore assiste, a dispetto delle sue speranze, a uno srotolarsi di
eventi già programmato.

E il piacere della lettura dov'è? Nel vedere se Renzo e Lucia si
sposano? Ho riletto diverse volte 'I promessi sposi' ma il piacere
della lettura, pur sapendo il finale, è aumentato. E ciò è accaduto
per diversi libri.

Che cosa fa il lettore leggendo un testo? Che piacere può ricavarne se
non officiando  un rito trascendente? La manifestazione di un
Universo più alto? Di un Ordine Superiore?

Nel suo ultimo libro 'Sulla letteratura' Eco ricorda che non v'è nulla
di più sicuro e di prefissato di un testo letterario.

Perché se la scienza potrà, un domani, mettere in discussione che
esiste la forza di gravità, nessuno potrà mai mettere in discussione
che Renzo e Lucia  si sposano, che D'Artagnan  era un
moschettiere.

Il testo è il ritorno all'Utero: ci si sente protetti da sicurezze che
nemmeno la vita può dare. Nulla è più sicuro e protettivo di un testo
letterario.

Il testo è una Verità Rivelata alla quale possiamo soltanto
partecipare da 'fedeli'. Possiamo goderne, riconoscendola, senza
riuscire a intervenire per modificarla.

Poi ci sta che in questa teologia letteraria ci siano varie
possibilità di interpretazione. Ci sono i teologi, i cabbalisti e ci
sono i critici. Ma si discute sul 'significato' dell'opera non sugli
eventi prefissati. 

Nemmeno il joyciano più intraprendente metterà in discussione che
Molly Bloom alla fine dell'Ulisse faccia un monologo.

Proprio per questo la struttura del testo letterario è rigida. Chi
legge 'ascolta messa'. 

Ma un vero testo, per durare, deve avere al suo interno una
possibilità di essere continuamente reinterpretato.

Il miracolo della creazione è l'equilibrio stupendo fra rigidità e
mobilità: si sa cosa succede, ma ogni generazione leggerà in modo
diverso gli stessi avvenimenti. Anna Karenina morirà: e in epoca
femminista sarà una proto_femminista. Poi, quando il femminismo si sarà
attenuato, Anna Karenina morirà ancora ma si riconoscerà in lei il
modello della vera donna.

Fra trecento anni Anna Karenina sarà considerata ancora una vera donna
per tutt'altri motivi.

Sappiamo cosa fa, che cosa farà, ma ogni generazione rinnova il rito
della sua morte... interpretandolo in un'ottica sempre rinnovata...

Se non è un fatto religioso questo...

maria strofa
 .
dal 22 febbraio 2002
Il 21 febbraio 2002  sul Newsgroup "It. Cultura. Libri" è apparso questo interessante intervento di Maria Strofa che ripubblichiamo integralmente col consenso dell'autrice.
Umberto Eco
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<<<Sull'arte della lettura vedi anche le riflessioni di George Steiner in "Passions Impunies". In questo sito.
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