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Una poesia di Marina Cvetaeva
Io ti strapperò a tutte le terre, a tutti i cieli
perché il bosco  è la mia culla, e la mia tomba  il bosco,
perché  io sto sulla terra con un piede soltanto
perché io ti loderò come nessun altro.

Io ti strapperò a tutti i tempi, a tutte le notti,
a tutte le bandiere d'oro, a tutte le spade,
butterò via le chiavi e dall'ingresso caccerò via i cani,
perché nella notte terrena io sono più fedele dei cani.

Io ti strapperò a tutti gli altri, alla Unica, tu sarai 
il fidanzato di nessuna, io -la sposa di nessuno,    
e nell'ultima contesa sarò  io a prenderti - taci! -
da Lui che con Jacopo stava nella notte.

Ma finché non incrocerò  le tue braccia sul petto,
Ahimè! Tu a te stesso rimani:
le tue due ali sono rivolte al cielo:
perché il mondo è la tua culla, e la tua tomba il mondo!



Marina Cvetaeva (1916)
Traduzione dal russo: Antonia Tzenova (13.04.2000)




dal 16 sett. 2001
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Ariàdna Efrén, figlia primogenita di Marina Cvetàeva, dedica a sua madre pagine dense di un amore senza confini e di ammirazione per la creatura elusiva e selvatica che fu la più grande poetessa russa della sua epoca. Da lei rivela di aver imparato tutto: a vivere con fantasia i momenti difficili, a godere del dono della poesia e dell'amicizia, ad apprezzare i semplici piaceri quotidiani anche nei momenti più bui della loro esistenza. "Il fatto di avere due vestiti in tutto, non mi spingeva a sognarne un terzo", ricorda Ariàdna ripensando alla sua infanzia passata in esilio a Praga e poi a Parigi, dove Marina e suo marito Sergéj affrontavano con coraggio, dignità e anche umorismo, povertà e difficoltà di ogni genere.
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